Rovigo piange l’alpino scout sempre pronto per
gli altri
La comunità si stringe intorno alla famiglia di Massimo Ranzani. Il vescovo
Soravito: un giovane animato da vera solidarietà. L’amico: persona splendida
DA OCCHIOBELLO (ROVIGO)
FRANCESCO DAL MAS
« S iamo orgogliosi di Massimo». Così Iole e Mario Ranzani, i genitori del
tenente degli alpini morto in Afghanistan, si sono confidati con don Luigi
Goldin, il cappellano militare, ed il parroco don Gino Tosi, che sono
andati a confortarli. Dell’attentato sono venuti a sapere dal telegiornale.
Ma che fosse coinvolto il figlio l’hanno appreso dai militari che hanno
portato la tragica notizia. A loro è arrivato anche il messaggio di
vicinanza del vescovo di Adria Rovigo, monsignor Lucio Soravito de
Franceschi, che si è detto «profondamente addolorato per la morte di questo
giovane militare. Massimo – ha ricordato – è cresciuto da ragazzo
nell’ambito dell’Agesci e siamo sicuri che egli è stato sempre animato da
uno spirito di vera e sincera solidarietà».
Trentasette anni, la casa a Vipiteno, la cittadina sudtirolese dell’8°
Reggimento Alpini, militare da 15 anni, spesso in missione all’estero,
Massimo doveva rientrare il 16 aprile. Ed è un lutto che si ripete per la
comunità di Occhiobello. Il 28 luglio scorso a morire fu Mauro Gigli, 41
anni, Primo Maresciallo del 32esimo Reggimento Genio di Torino, caduto a
Herat, nel corso di un’operazione di disinnesco di un ordigno esplosivo. I
genitori di Gigli, che era nato a Sassari ma risiedeva a Villar Perosa,
comune della Val Chisone, vivevano a Occhiobello. «Con Massimo ho
condiviso l’esperienza da Scout», ricorda Roberto Catozzo, presidente del
Consiglio comunale di Occhiobello, che non riesce a credere alla tragedia.
«Per noi era 'Maci', una splendida persona – è la sua testimonianza – con
lui abbiamo vissuto tante belle esperienze negli anni dell’adolescenza,
quando i legami fra ragazzi sono forti e non si dimenticano ». La salma
del tenente, promosso capitano, rientrerà in Italia questa sera, a Roma
Ciampino. «La madre di Massimo mi ha chiesto di poter far celebrare qui in
parrocchia i funerali, dato che era la comunità di Massimo fin da giovane.
Una madre – fa sapere, sottovoce, il parroco – che si fa forza per
sopportare questo dolore tremendo e che forse non si è ancora resa
completamente conto di quanto accaduto, mentre il padre è quello che ha
accusato più duramente la tragedia. Era andato in pensione da poco e pensava
di poter trascorrere serenamente gli anni a venire e invece...» . Ancora
don Gino: «I genitori hanno rimarcato il fatto che il loro figliolo è
stato ucciso in una missione prettamente umanitaria e non di guerra; con
gli altri soldati era in missione per portare aiuti alla popolazione. Il
giovane – pur essendo lontano da anni dal paese – era molto conosciuto e
stimato. Ne fanno fede le continue telefonate in canonica per esprimere una
parola di solidarietà verso la famiglia e verso la comunità». Una comunità
che, a sentire il sindaco Daniele Chiaroni, «sta pagando un prezzo enorme,
con due alpini morti. Provo costernazione e senso di impotenza di fronte
alla notizia della perdita di un’altra vita». Il giorno delle esequie del
militare verrà proclamato il lutto cittadino. Il governatore della Regione
Veneto, Luca Zaia, ha scritto una lettera alla famiglia, sottolineando,
quasi con angoscia, che è la tredicesima vittima del Veneto. «Massimo era
un giovane entusiasta, come mi hanno raccontato tutti coloro che lo
conoscevano, che sapeva anche dedicare il suo tempo ai giovani, grazie ad
un’attività sociale meritevole e preziosa nel mondo degli Scout».